Intervista al colonnello Luciano Zarbano, Comandante Provinciale dei Carabinieri: “Operiamo per il bene delle persone, non è retorica: è realtà”

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Intervista al colonnello Luciano Zarbano, Comandante Provinciale dei Carabinieri: “Operiamo per il bene delle persone, non è retorica: è realtà”

“Mi piace pensare che in un piccolo paese la gente vada alla stazione dei Carabinieri quando ha un problema, senza dover prendere appuntamento o esser messa in lista d’attesa”

Di Beatrice Baratto

Imperia. Martedì mattina, fa freddo il cielo è grigio e non promette nulla di buono. Non sono ancora le 9.30 ed io sono nella caserma dei Carabinieri di Imperia. Sto aspettando il Comandante Provinciale, il colonnello Luciano Zarbano che mi riceva per l’intervista concordata.
Mille pensieri attraversano la mente: i caduti di Nassiriya, Stefano Cucchi, il Capitano Ultimo, il tunisino morto dopo il suo arresto in una caserma della provincia. E non so da che parte stia la verità se mai la verità stia da una parte sola. Verità oggettiva, verità soggettiva. C’è una gran bella differenza.
Arriva un carabiniere e mi accompagna dal colonnello. A dire il vero ciò che più mi rimane impresso è la conclusione della nostra chiacchierata, durata forse più di ciò che avevo preventivato; prima di congedarmi mi dice:” Non vorrei fosse un articolo in cui emerga la mia figura, non sono un vip e ciò che le chiedo è di prestare attenzione a ciò che le ho detto relativamente al lavoro dei Carabinieri, siano essi in una grande città o in piccolo paese di campagna”.

Perché ha scelto Imperia?
” C’era molto da lavorare e ho pensato che fosse stimolante e costruttivo operare in una realtà in cui c’era tanto da fare, in cui son state fatte importanti operazioni. Volevo dare molto alle persone e probabilmente altrettanto raccogliere”.
Durante la sua presentazione lei dichiarò che la priorità era la tutela e la sicurezza dei cittadini Seguendo un trend che, oggi più che mai, accomuna il Presidente americano Barack Obama, Papa Francesco e il neo Presidente della Repubblica Italiana Mattarella. Spesso lei si confonde tra la gente. Quanto è importante questo rapporto, quasi personale?
“Mi piace pensare che in un piccolo paese la gente vada alla stazione dei Carabinieri quando ha un problema, senza dover prendere appuntamento o esser messa in lista d’attesa. In realtà minori le figure di spicco e di riferimento sono: il parroco, il medico e il maresciallo dei Carabinieri. Ecco questo è ciò a cui faccio riferimento. L’ Arma è da duecento anni che si prodiga per il bene delle persone e, mi creda, non è retorica ma realtà”.
Proprio in occasione del bicentenario è stata conferita la cittadinanza onoraria dal comune di Dolceacqua, Montegrosso Pian Latte e Bordighera. Non ultimo il Premio San Leonardo città di Imperia che lei ha ritirato lo scorso dicembre. Cosa rappresenta tutto ciò ?
” È stata una pura coincidenza che tutto questo fosse in concomitanza con il mio essere in questa provincia. È un riconoscimento dato all’Arma, a tutti i Carabinieri che in questi anni hanno operato per il bene comune, ai loro sacrifici e agli sforzi compiuti”.
La Liguria è considerata una terra ostica, fredda e i suoi abitanti non sono propriamente tra i più espansivi e calorosi. Lei proviene dalla Sicilia, di cosa sente maggiormente la mancanza?
” Sono trentun anni che giro l’Italia ed una cosa che accomuna i luoghi in cui ho lavorato è la tendenza a pensare che l’erba del vicino sia sempre la più verde. E la Liguria non è differente da altre realtà. Siamo in Italia e, nord o sud che sia fa poca differenza. Sempre Italia è”.
Ha già idea di quale e quando sarà la sua prossima destinazione?
” Non è importante la città e la provincia in cui andrò ad operare. È essenziale che ci sia da lavorare.
Ogni trasferimento significa una messa in discussione di se’ stessi e del proprio operato”.
Lei è arrivato ad Imperia ad agosto del duemilatredici, se io le dico Bohli Kaies lei cosa mi risponde?
” E’ una gran brutta storia. Ma quando muore una persona lo è sempre. C’è un procedimento penale in corso”.
Sarà un altro caso Cucchi?
” Quando saranno accertate le responsabilità pagherà chi ha sbagliato. Sconti non se ne fanno, da qualunque parte uno stia.”
Bohli Kaies era un ragazzo di origine tunisina che, nel mese di agosto del duemilatredici, venne arrestato per spaccio. Si sentì male in caserma e venne accompagnato in ospedale dove morì’ un’ora dopo. I pubblici ministeri deputati all’indagine hanno chiesto al giudice il rinvio a giudizio per i tre carabinieri che erano in servizio la sera dell’arresto. Il giudice ha rinviato la decisione al sei marzo prossimo.
Ero prevenuta per quella che sarebbe stata la sua risposta ma Zarbano ha dimostrato di essere al di sopra delle parti, pronto ad ammettere le responsabilità, qualora verranno dimostrate, dei tre carabinieri presenti quella notte.
Uomo d’onore. Qual è la prima cosa a cui lei pensa?
” La trovo un’accezione negativa che mi riporta in Sicilia; un termine legato ai dei rituali ben precisi filo conduttore di un periodo buio della nostra storia”.
A questo proposito il processo “La Svolta” ha visto molti condannati e qualche assoluzione. Cosa ne pensa ?
” Premesso che in questa terra c’è ancora tanto da fare per contrastare la criminalità organizzata considero l’operazione “La Svolta” un punto di partenza e non di arrivo, condivisa pienamente dalla magistratura”.
Alla lettura della sentenza sono state rivolte minacce palesi ai giudici che ora sono sotto tutela. Pensa che siano fondate o frutto della rabbia degli imputati ?
” Non voglio essere né allarmista ne’ sottovalutare l’accaduto. Si tratta della prima sentenza e potrebbero esserci forti scossoni. Al di la’ della condanna ci sono i provvedimenti di confisca dei beni il che significa togliere a loro tutto ciò che possiedono, coinvolgendo tutti i familiari.”
Lei ha paura?
” Ho sempre paura.
Principalmente di non fare le cose per bene. Cerco di essere prudente per la mia incolumità e per quella degli uomini che lavorano con me”.
Con il suo arrivo ad Imperia ha portato l’abitudine di lavorare in sinergia con Stazioni di piccoli centri, proprio per operare a trecentosessanta gradi. Sembra che fossero parecchi anni che non si vedeva una simile coordinazione. Abitudine o casualità?
” Ogni Comandante deve avere come obiettivo il coordinamento delle forze che ha a disposizione, solo così si può ottenere il meglio ed il meglio è il mio obiettivo.”

La lunga chiacchierata è giunta al termine, appeso alla parete dell’ufficio del Colonnello noto il quadro raffigurante Giorgio Napolitano. Gli faccio notare che il Presidente della Repubblica è cambiato e lui mi risponde:”Siamo uomini e come tali abbiamo dei limiti, attendiamo che arrivi quello nuovo, purtroppo non dipende da me”.
Non avevo dubbi: fosse dipeso da lui ci sarebbe stato lo stesso giorno dell’elezione di Mattarella, su questo potrei davvero scommettere.

 

clicca per l’articolo originale: RIVIERA PRESS

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2019-03-30T10:58:59+00:00 Marzo 26th, 2019|Interviste|0 Comments

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